Drill Baby Drill vince il Premio del pubblico al PLAY Festival di Zurigo

Di Elisabeth Sassi 

Non solo letteratura e poesia: già nei giorni di avvicinamento alla ventesima edizione di ChiassoLetteraria — quest’anno intitolata Venti — musica, danza e teatro hanno attraversato il festival. Venti di rinnovamento, di pace, solidarietà, rispetto e giustizia hanno accompagnato il pubblico verso un’edizione vitale e più che mai ibrida, aperta al dialogo tra linguaggi e forme artistiche diverse.

È proprio in questa cornice che la nuova drammaturgia svizzera ha trovato spazio anche a Chiasso, presso il Cinema Teatro. Giovedì 7 maggio è stato ospitato l’appuntamento della seconda edizione della Vetrina Prismi, con la lettura scenica di Drill Baby Drill della grigionese Sarah Calörtscher, tradotto in italiano da Michela Bianchi. Pochi giorni dopo, domenica 12 maggio, è arrivata la notizia che il testo si è aggiudicato il Premio del pubblico al Festival PLAY 2026, la rassegna zurighese dedicata alla scrittura contemporanea per la scena nata per mettere in dialogo le diverse regioni linguistiche della Svizzera e dare spazio ai nuovi testi per il teatro.

Non sorprende che proprio Drill Baby Drill abbia saputo conquistare il pubblico. Il testo è un vero e proprio scavo poetico e teatrale nelle profondità della Terra e dell’umano: una geologa scende verso il centro della Terra attraversando strati geologici, culturali e simbolici, mentre emergono paure collettive, desideri e speranze del nostro presente post-fossile nei confronti di una condizione umana incerta. Una scrittura ironica e stratificata, capace di intrecciare riflessione ecologica, immaginario scientifico e tensione poetica, portata in scena dalle attrici Agata Bervini, Marta Malvestiti e Ilaria Marchianò dirette da Giulia Rumasuglia. Nella motivazione del premio, il pubblico del Festival PLAY sottolinea proprio la forza di questo viaggio teatrale che “porta alla luce le paure, i desideri e la follia del nostro millennio” fino a ritrovare “ciò che ci unisce tutti: il pianeta su cui viviamo”.

La serata di ChiassoLetteraria si è poi conclusa con una tavola rotonda che ha riunito l’autrice Sarah Calörtscher, la regista Giulia Rumasuglia, la traduttrice Michela Bianchi e Philine Erni, rappresentante del Festival PLAY di Zurigo. L’incontro ha permesso di allargare lo sguardo sulla vitalità della drammaturgia contemporanea svizzera e sul ruolo del festival nel favorire il dialogo tra le diverse aree linguistiche del Paese. Quest’anno il PLAY ha selezionato otto testi, tra cui anche il debutto alla scrittura teatrale di Prisca Agustoni con Visita al museo di scienze naturali, per la regia di Alan Alpenfelt, a conferma di una scena in pieno fermento. Allo stesso tempo, dal confronto è emersa anche la difficoltà di far emergere con maggiore continuità opere originali scritte in lingua italiana, un aspetto che segnala un margine ancora aperto di lavoro e meritevole di attenzione.

Particolarmente significativo anche il momento dedicato alla traduzione: Michela Bianchi ha raccontato la complessità del passaggio linguistico dal tedesco all’italiano portando l’esempio del termine “das Schlundloch”, traducibile letteralmente come “dolina”, ma reso in scena con “voragine”. Una scelta meno tecnica e più evocativa, capace di restituire con maggiore forza l’immagine della discesa della protagonista di Drill Baby Drill e l’atmosfera di un viaggio che diventa, prima di tutto, esplorazione dell’umano.

Il Festival PLAY si conferma così un osservatorio privilegiato sulla drammaturgia contemporanea svizzera. E ChiassoLetteraria, da parte sua, è lieta di aver accolto tra le prime tappe del proprio percorso un testo che ha saputo parlare con forza al pubblico, confermando — grazie alla Vetrina Prismi di Luminanza — la capacità di intercettare e valorizzare anche alcune tra le voci più vive e promettenti della nuova scena teatrale svizzera.

© Foto di Marta Panzeri