Dentro l’editoria contemporanea: il ruolo dell’agente letteraria

Di Giuditta Wiesendanger

Incontro al Gazebook con Melissa Panarello e Giulia Pilotti

È iniziato allo stesso modo per entrambe: prima ancora dei contratti e delle case editrici Melissa Panarello e Giulia Pilotti avevano a che fare con i libri in veste di lettrici. Un libro letto da ragazze, o da bambine, in un momento di solitudine o di troppa noia, nelle estati lunghe trascorse dai nonni, quando il tempo sembrava sospeso e i libri diventavano una compagnia silenziosa. È da quella forma iniziale di intimità con la lettura che le due hanno raccontato il loro ingresso nel mondo dell’editoria, oggi entrambe agenti letterarie, Panarello, con la sua PAL – Piccola Agenzia Letteraria, e Pilotti, per Rosaria Carpinelli Consulenze Editoriale.

L’agente letteraria oggi non è solo una figura contrattuale: è qualcuno che seleziona, legge, decide cosa può esistere nel mercato editoriale prima ancora che arrivi a un editore. Sia Panarello che Pilotti hanno sottolineato quanto sia centrale la soggettività nel loro mestiere e che questa soggettività si muove dentro un sistema sempre più definito da logiche precise: ciò che si pubblica, oggi, risponde a una struttura di mercato molto più rigida rispetto al passato.

La trasformazione è legata a una polarizzazione del mercato italiano. Da un lato cresce la narrativa di genere, soprattutto romance e noir, che garantisce riconoscibilità e vendite più prevedibili. Dall’altro continua a occupare spazio quella che viene definita “alta letteratura”, più rischiosa ma ancora considerata necessaria dagli editori. Tra questi due poli si sta però assottigliando una fascia intermedia, quella narrativa “media”, ibrida, meno classificabile, che per anni ha rappresentato una parte consistente del mercato.

Al contempo, la realtà dei progetti narrativi che nascono fuori dalla letteratura si è fatta strada nel mondo dell’editoria: giornalismo, podcast, cinema, scrittura digitale. Queste forme di scrittura, se ieri rappresentavano un’eccezione, oggi sono diventate una possibilità strutturale. Seguendo questa filosofia, il libro come oggetto cambia il suo status, diventando una delle tappe di una storia più ampia. In questo scenario non conta solo cosa o come lo si racconta ma soprattutto da dove arriva il racconto.

Dentro un sistema che segue questa logica, l’agente letteraria rappresenta un punto di passaggio: legge, seleziona, interpreta. Traduce un manoscritto in qualcosa che possa essere accolto da un editore. Lavora sui contratti e anche sulla possibilità stessa che un testo venga visto. Nella pratica, il valore di questa figura è chiaro al momento della negoziazione economica e nella gestione dei diritti.

In quanto a valore Panarello ha raccontato come la dimensione relazionale, soprattutto con autrici esordienti, sia preziosa. Il suo discorso è partito dalla sua esperienza di giovane autrice il cui libro, Cento colpi di spazzola prima di andare a dormire (Fazi, poi ripubblicato da Bompiani), è diventato un bestseller a livello mondiale. Il suo ingresso precoce nel mondo editoriale le ha permesso di sviluppare la consapevolezza di cosa significhi essere dall’altra parte del processo, come autrice alle prime pubblicazioni, esposta alle dinamiche del successo e alle sue conseguenze. Proprio da lì nasce, nel suo lavoro di agente, l’attenzione verso chi si trova all’inizio del percorso e ha bisogno non solo di una valutazione, ma di una struttura che permetta di crescere dentro il sistema editoriale.

Il dialogo tra Melissa Panarello e Giulia Pilotti si è chiuso con dei suggerimenti di letture. Pilotti ha consigliato Hanno vinto loro di Giulio Silvano, mentre Panarello ha presentato un romanzo ancora inedito, rivolgendosi al pubblico come se fosse una casa editrice. Una chiusura che restituisce bene il tono dell’incontro: pratico, attraversato da esperienza diretta, e consapevole di un mercato in continua ridefinizione.

Melissa Panarello e Giulia Pilotti, foto di Omar Cartulano