Mogadiscio
Da bambina fugge dopo essere stata cacciata di casa dal padre, vivendo tra Africa e Medio Oriente tra fame, violenze e gesti di solidarietà.
Dopo un lungo viaggio tra deserti, dromedari e barche, raggiunge la Svizzera, dove affronta il complesso sistema d’asilo, ottiene il permesso di soggiorno, diventa cuoca ad Airolo (riuscendo addirittura a strappare ai compaesani la segretissima ricetta dei tradizionali biscotti «crèfli») e, con la madre ritrovata, fonda un orfanotrofio in Somalia per aiutare altri bambini «portati dal vento» a costruirsi un futuro migliore.
Con franchezza, coraggio e un invincibile humour, Ruun Cali racconta il suo lungo cammino in Portata dal vento. Il mio cammino da Mogadiscio ad Airolo (IET ist. Editoriale Ticinese, 2025), che verrà presentato a ChiassoLetteraria.
Incipit
Incipit di: Ruun Cali. Portata dal vento. Il mio cammino da Mogadiscio ad Airolo, IET ist. Editoriale Ticinese, 2025
Quel che ho vissuto in Africa è accaduto in un ambiente, in un mondo, che dalla Svizzera è difficile immaginare.
La Somalia è un paese di 637 657 km2. È abitata approssimativamente da 12 milioni di abitanti, quasi tutti di religione musulmana.
Nella fascia meridionale confinante con il Kenya è attraversata dalla linea dell’Equatore.
È un paese molto pericoloso, dominato da corruzione, malgoverno e diffidenza verso il prossimo.
Uno straniero, se non ha dei protettori, rischia la vita.
In Somalia, certe infrastrutture ricordano vagamente la Svizzera rurale di un secolo fa: le latrine sono all’esterno, lontane dalle abitazioni, le case non hanno acqua corrente e luce elettrica.
Di conseguenza non si usano elettrodomestici: per cuocere al forno si fa un buco nel terreno, dove si mette quel che si vuole cucinare, lo si copre e sopra si accende il fuoco.
L’acqua potabile è scarsa e bisogna attingerla al pozzo, pagarla cara e portarla a casa in bidoni di plastica.