Incontro al Gazebook con Safarà, Utopia e Cantoni Editore
Di Teresa Chiriacò
Nel corso del festival si è tenuto un incontro dedicato all’editoria indipendente, un dialogo diretto e senza retorica tra tre realtà editoriali diverse per stile e catalogo ma unite da una visione comune: fare editoria come atto consapevole, responsabile e fuori dalle logiche del mercato dominante.
Cristina Pascotto, direttrice editoriale di Safarà Editore, ha raccontato le origini della sua casa editrice, nata da un’esperienza di prossimità con lettori e autori in una piccola fumetteria-libreria. Oggi Safarà pubblica otto titoli all’anno, con l’idea di ospitare ogni libro come si ospita una persona: con cura, attenzione e senso di responsabilità. Ogni titolo rappresenta una scommessa di fiducia con i lettori, un progetto editoriale che chiede tempo e ascolto.
Per Utopia Editore, rappresentata da Gerardo Masucci, l’idea fondativa è legata a una forma di passione quasi ossessiva per il libro e per la letteratura che “resta”. Il catalogo di Utopia è orientato ai classici, ma anche a contemporanei che si muovono su terreni poco battuti: sperimentazione linguistica, periferie del mondo, voci che cercano di sottrarsi al rumore del presente.
Marco Cantoni, con Cantoni Editore, ha raccontato un’esperienza che parte da un’esigenza personale: parlare di libri con spirito critico e indipendente, riscoprendo un’idea di editore come figura culturale, quasi novecentesca. Il suo approccio è quello di un “gallerista letterario”, più attento all’autore che alla vendibilità. L’obiettivo è proporre libri che non si lascino appiattire dalle tendenze del mercato.
Al centro dell’incontro, oltre ai racconti personali, c’erano alcune questioni trasversali: la difficoltà nella distribuzione, il rapporto con i lettori, l’importanza di creare una comunità che non si lasci confondere da un’offerta eccessiva e standardizzata. Tutti e tre gli editori hanno sottolineato come l’editoria indipendente, pur tra mille difficoltà, sia oggi uno dei pochi luoghi dove si possa ancora fare scouting vero, coltivare una linea editoriale coerente e lavorare sul lungo periodo.
In chiusura, è stato chiesto a ciascun editore di scegliere un titolo del proprio catalogo in dialogo con il tema del festival, “Cerco un paese innocente”. Le risposte sono state molto diverse tra loro ma accomunate da una forte coerenza interna. A dimostrazione che l’editoria indipendente non è una categoria debole o residuale, ma uno spazio di pensiero critico e visione.