Come ti sei sentita? – Appuntamento Bookclub 2026

di Sofia Perissinotto

Giovedì 23 aprile, allo spazio L’Ove, tutto è quasi pronto per il gruppo di lettura della ventesima edizione di Chiassoletteraria.

Prima, si prepara lo spazio, anticipando quello che si farà con i pensieri intorno al libro, quasi come un rito: si scompongono e poi ricompongono gli elementi della sala – sedie, tavolini, divani, una poltrona barocca e un tappeto rosso – per cercare la composizione migliore, che servirà a guardarsi, sentirsi, non darsi le spalle. Si prepara con cura il piccolo buffet, perché, è risaputo, è bene iniziare i viaggi con la giusta dose di provviste.

Le luci al neon sono fucsia, come la copertina del libro, come la giacca della prima persona che arriva. Un buon auspicio.

Il libro scelto per l’incontro è Non scrivere di me di Veronica Raimo, scrittrice e traduttrice italiana. Per terra, depositate sul tappeto, alcune immagini legate al romanzo; sulle sedie, per tutte le partecipanti, un foglio con una domanda:

Come ti sei sentita durante la lettura?

S., la protagonista del romanzo, è una protagonista difficile. L’incontro si avvia ed è subito impossibile costruire un sentire unico: c’è chi parla di un corpo a corpo complesso con S. e della difficoltà ad avvicinarla; e chi, al contrario, è riuscita subito a sentirla, senza rancori e rabbia.

In Non scrivere di me si incontra una giovane donna che vive a Roma, dove lavora come cameriera. La sua storia è stata segnata da un incontro che diventa ossessione e poi violenza, che non conosce pace, che prende tutto: è la fine delle promesse, quello che resta è corpo in cui si annidano solitudine e dolore.

Tutto quello che sono dipende da Dennis, è stato il mio alibi per dieci anni.

Per quasi tutto il romanzo S. è ferma; e con lei ci addentriamo in un campo in cui si sta scomode: lo spazio abitato da una vittima e dalla sua ambivalenza. Ci racconta di quando, molti anni prima, durante gli anni universitari, ha conosciuto e si è innamorata di Dennis, attore e regista, che lavorava per un manipolo di nostalgici in fissa con qualcosa che non avevano mai vissuto.

Racconta dell’inizio della loro relazione, dei primi incontri, di un rapporto di potere, di un’ossessione e, infine, di una violenza. Presente e passato si fondono e confondono e fino alle ultime pagine sembra tutto sospeso, in un eterno presente.

Le donne avevano cominciato a parlare, il coro delle loro voci acuiva la mia solitudine, e al tempo stesso la minacciava. Io volevo restare sola. Volevo che il fantasma della stanza restasse un fantasma. E non volevo immaginare Dennis in altre camere d’albergo. Potevo gestire la paranoia, non la verità. Sorella, io ti credo. Credevo a tutte quante, ma non ero in cerca di sorelle. Non ne ero in grado, non sapevo farlo.

La scrittura è nitida, asciutta, a dominare è la sottrazione, l’ellissi. La ferocia degli eventi è talvolta costruita sul vuoto e sull’intuizione. E anche su un’insoddisfazione.

Qual è la lingua per raccontare la violenza? Vorrei che ci fosse una lingua neutra, priva di sfumature, una lingua dove non esistono eufemismi e metafore. Una lingua dove ogni parte del corpo ha un suo nome specifico, ogni azione ne indica un’altra. Una lingua priva di trasformazione. Priva di interpretazione. Priva di ricompense. Una lingua fredda, perfino inespressiva. Ed è in questa lingua che vorrei parlare a Valia.

Nel corso dell’incontro la discussione procede, animata, si parla di amore, di violenza, della vittima perfetta e di quella imperfetta; si incontrano prospettive nuove, si esplorano pertugi, si scompongono pensieri.

Per S. il “non scrivere di me” di Dennis è stato l’ultimo diktat della violenza. Ma l’ordine si infrange, l’incantesimo si rompe e così, un 23 aprile, è possibile discutere di quello che le storie raccontano e che la violenza vorrebbe indicibile.

L’autrice Veronica Raimo sarà ospite della ventesima edizione di Chiassoletteraria domenica 10 maggio alle ore 11.15.