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Ruun Cali

Mogadiscio

Da bambina fugge dopo essere stata cacciata di casa dal padre, vivendo tra Africa e Medio Oriente tra fame, violenze e gesti di solidarietà.

Dopo un lungo viaggio tra deserti, dromedari e barche, raggiunge la Svizzera, dove affronta il complesso sistema d’asilo, ottiene il permesso di soggiorno, diventa cuoca ad Airolo (riuscendo addirittura a strappare ai compaesani la segretissima ricetta dei tradizionali biscotti «crèfli») e, con la madre ritrovata, fonda un orfanotrofio in Somalia per aiutare altri bambini «portati dal vento» a costruirsi un futuro migliore.

Con franchezza, coraggio e un invincibile humour, Ruun Cali racconta il suo lungo cammino in Portata dal vento. Il mio cammino da Mogadiscio ad Airolo (IET ist. Editoriale Ticinese, 2025), che verrà presentato a ChiassoLetteraria.

In dialogo con il giornalista Giancarlo Dionisio.
In italiano con traduzione dal francese di Gabriella Soldini.

In collaborazione con l’associazione Mendrisiotto Regione Aperta, si è voluto dedicare un incontro al tema dell’asilo invitando due ospiti che lo hanno vissuto sulla loro pelle, chi compiendo un viaggio drammatico, come la scrittrice Ruun Cali, autrice somala che vive in Ticino e che in Portata dal vento racconta la sua odissea da Mogadiscio ad Airolo, e chi, come Annelise Bergmann-Zürcher, ha raccolto la sua esperienza di infermiera all’interno di un centro federale d’asilo (Storie dai margini. Percorso di un’infermiera, Cascio Editore, 2026).
Modera il giornalista Giancarlo Dionisio.

In dialogo con Giancarlo Dionisio.
Incontro aperto al pubblico.

Incipit

Incipit di: Ruun Cali. Portata dal vento. Il mio cammino da Mogadiscio a Cairo, IET ist. Editoriale Ticinese, 2025

Quel che ho vissuto in Africa è accaduto in un ambiente, in un mondo, che dalla Svizzera è difficile immaginare.

La Somalia è un paese di 637 657 km2. È abitata approssimativamente da 12 milioni di abitanti, quasi tutti di religione musulmana.
Nella fascia meridionale confinante con il Kenya è attraversata dalla linea dell’Equatore.

È un paese molto pericoloso, dominato da corruzione, malgoverno e diffidenza verso il prossimo.
Uno straniero, se non ha dei protettori, rischia la vita.

In Somalia, certe infrastrutture ricordano vagamente la Svizzera rurale di un secolo fa: le latrine sono all’esterno, lontane dalle abitazioni, le case non hanno acqua corrente e luce elettrica.
Di conseguenza non si usano elettrodomestici: per cuocere al forno si fa un buco nel terreno, dove si mette quel che si vuole cucinare, lo si copre e sopra si accende il fuoco.
L’acqua potabile è scarsa e bisogna attingerla al pozzo, pagarla cara e portarla a casa in bidoni di plastica.