rami_Melkonian

Rami Abou Jamous

Beyrouth, 1978

Giornalista e reporter palestinese, figlio del giornalista gazawi Walid Abou Jamous.

Cresciuto in Libano e Tunisia, si è trasferito a Gaza City dove ha lavorato come assistente sul campo di giornalisti internazionali, per cui crea il gruppo WhatsApp “Gaza, Vie”. Crea l’agenzia stampa “GazaPress”, risorsa centrale per i giornalisti occidentali.

Residente a Gaza all’inizio della guerra, diventa corrispondente di diversi media francofoni (France 24, France Télévisions e Radio France).
Dal 18 febbraio 2024, scrive inoltre un blog, il “Journal de bord de Gaza”, essendo uno dei pochi giornalisti in grado di informare il resto del mondo sugli eventi a Gaza, dato che le autorità israeliane vietano ai giornalisti stranieri di entrare nell’enclave. Lui e la sua famiglia sono stati sfollati più volte durante la guerra a causa dei bombardamenti.

Nel 2024 ha ricevuto tre premi Bayeux per i corrispondenti di guerra.
È la prima volta che un corrispondente di guerra riceve tre riconoscimenti per questo premio nello stesso anno.

Vive a Gaza City, con la moglie Sabah e i figli Walid e Ramzi.
A ChiassoLetteraria presenterà Le stelle brillano più forte, assieme alla reporter francese Lilya Melkonian, che lo ha aiutato a trascrivere il libro.
Mentre la distruzione avanza e la famiglia è costretta a numerosi trasferimenti forzati per cercare di sfuggire ai bombardamenti, passando da un appartamento a una tenda, con la complicità della moglie Rami crea intorno a Walid una bolla in cui ansia, tristezza e morte non possono entrare.
Una testimonianza dell’umanità che resiste alla barbarie.

In dialogo con il giornalista e reporter Emiliano Bos.

Incipit

Incipit di “Le stelle brillano più forte”. Di Rami Abou Jamous con Lilya Melkonian.

Sotto la nostra tenda da profughi, Walid e io giochiamo alla scuola.
Nel mondo immaginario che ho costruito per lui, io sono il professore, lui l’alunno.
Tutto orgoglioso, prende posto al suo banco – una sedia di plastica capovolta – appoggia a terra la sua cartella, la apre lentamente e ne tira fuori il quaderno e la matita non è la matita. 

La lezione ha inizio: oggi impariamo a scrivere.
“Scrivi il tuo nome, figlio mio, come ti chiami” Gli parlo in francese, la mia lingua del
cuore.
“Walid. Dottor Walid”, risponde serio. da grande vuole fare il medico, e si è dato già il titolo!
Certo,non sa ancora scrivere e disegna solo delle linee, ma lo fa con grande impegno, ed è convinto di saper tracciare alla perfezione il mio nome e quello di sua madre Sabah.
Walid non sa che è soltanto una finzione, e si applica molto. e io sono fiero di lui. È dall’inizio della guerra che recito per risparmiargli la realtà di ciò che stiamo passando. Voglio che creda di andare a scuola, che la nostra tenda dí sfollati sia una villa, che abbiamo un bellissimo giardino, che le bombe che piovono intorno a noi giorno e notte siano fuochi d’artificio.
Ogni istante di innocenza che riesco a preservare in lui vale tutte le bugie che gli dico.