Bologna, 1964
Poeta e traduttrice, insegna Materie letterarie nella scuola superiore.
In poesia ha pubblicato L’altra eternità (Edizioni del Laboratorio 1987), Eleusi marina (in “Terzo quaderno italiano”, Guerini e Associati, 1992), Dieci nell’uno (disegni e sculture di Mirta Carroli, Eidos 2004), lineamadre (Donzelli, 2007, premio Anterem/ Montano), Forme implicite (Allemandi, 2011), Tutto questo (puntoacapo, 2018, premio don Luigi Di Liegro 2020).
Come traduttrice, si è occupata di Adrienne Rich (Cartografie del silenzio, Crocetti, 2002 e La guida nel labirinto, Crocetti, 2012) e di Lorand Gaspar (Conoscenza della luce, Donzelli 2006).
Per Raffaelli ha curato nel 2011 un’edizione dell’ Anabasi di Saint-John Perse.
È comparsa in numerose riviste e antologie, tra le quali Sotto il cielo di Lampedusa. Annegati da respingimento (Rayuela, 2014), Nessun uomo è un’isola (Rayuela 2015), Officine della poesia/1. Bologna (Kurumuny 2018) e Lunario di desideri (Edizioni Di Felice 2019).
Ha tenuto lezioni sulla scrittura delle donne all’interno del “Corso di Etica e Politica in prospettiva di genere” dell’Università di Bologna.
Fa parte dell’Associazione Orlando e del collettivo di traduttrici WiT (Women in Translation), che ha prodotto Audre Lorde, D’Amore e di lotta (Le Lettere, ottobre 2018).
Finalista del premio Trinnanzi 2025 è la sua raccolta poetica Lo spettro di casa (dal 2023 al 1977 e ritorno), puntoacapo, 2025.
Spazio Officina
domenica 10 Maggio alle 14.00
Carta Bianca a Fabio Pusterla con i poeti Maria Luisa Vezzali, Andrea Bianchetti e Cesare Mongodi
Incipit
Una poesia di Maria Luisa Vezzali. Da Lo spettro di casa (puntoacapo, 2025)
SINISTRA, SEMINTERRATO
È un geroglifico stinto
profilo chino sulla Singer
(Gli anni Ottanta la sostituiranno
con un ragazzo cinese)
si staglia in uno spicchio all’insaputa
di notte incuneata nella terra
taciuta in fretta partita in fretta
con le mani che covano rocchetti
gira rigira il vento fuori
un accecamento visibile
nel fango dello sviluppo
il gomitolo non canta sta muto
per ricucire la conta dei modi
di vivere morendo in trasparenza
nell’assenza di odori, di rose, di soli
indubbiamente più intensi di qui