© Wiktoria Bosc / Fondation Jan Michalski
© Wiktoria Bosc / Fondation Jan Michalski

Patrick Chamoiseau

Fort-de-France, 1953

Scrittore martinicano è uno dei più rilevanti scrittori e intellettuali di lingua francese.

Dopo aver compiuto studi a Parigi, ritorna in Martinica e s’interessa approfonditamente alla cultura creola che, secondo lui, si è creata sulla base dell’oralità.

Pubblica il suo primo romanzo Chronique des Sept misères nel 1986, (Cronaca delle sette miserie, Serra e Riva, Milano 1991). Il libro evoca il triste destino dei “djobeurs”, uomini tuttofare nei mercati di Fort-de-France, la cui presenza si fece sempre più rara con la perdita d’influenza commerciale di questi stessi mercati.

Ottiene la consacrazione letteraria nel 1992 vincendo il premio Goncourt con Texaco (Il Maestrale, Nuoro 2004), capolavoro che disegna un affresco della vita martinicana su tre generazioni.

Chamoiseau presta il suo talento anche al cinema scrivendo le sceneggiature de l’Exil du roi Behanzin (1994), Passage du milieu (2000) e Biguine (2004) (tutti e tre diretti da Guy Deslauriers).
Assieme all’amico, scrittore, poeta e saggista francese Édouard Glissant (1928-2011), ha cercato di sviluppare il concetto di mondialità, in vista di tradurre, su un piano sia politico che poetico, una nuova concezione del mondo fondata sull’apertura delle culture, la protezione degli immaginari dei popoli, i quali scompaiono lentamente sotto l’azione uniformatrice provocata dalla globalizzazione.
Opere tradotte in italiano: Una domenica in cella, (Il Maestrale, Nuoro 2010); Il vecchio schiavo e il molosso, (Il Maestrale, Nuoro 2005); Elogio della creolità-Eloge de la créolité, manifesto letterario, (Ibis, 1999); Solibo magnifique, (Einaudi, Torino 1998), Una domenica in cella (Il Maestrale, Nuoro 2010) e il saggio Fratelli migranti. Contro la barbarie (add editore, 2018)

In dialogo con la poeta e docente universitaria Prisca Agustoni.
Traduzione dal francese di Romana Manzoni Agliati.

Incipit

Incipit di Patrick Chamoiseau. Fratelli migranti. Contro la barbarie (ADD Editore, 2018)

Nessun migrante trasporta un paese, una cultura, un assoluto linguistico, una religione per intero.
Soltanto le combinazioni utili alla sua sopravvivenza: l’alchimia della mondialità cui la sua visione si abbevera.
Queste combinazioni circolano da un’esperienza individuale all’altra, senza che una sia identica all’altra.
Pertanto, in Relazione, per l’Altro si è sempre nuovi, e l’Altro è sempre nuovo per noi.
L’esperienza evolutiva che ormai è l’Altro non può essere chiarita una volta per tutte, né identificata all’istante o preventivamente.
Va scoperta, spesso constatata. Non va messa in trasparenza, ma vissuta così com’è, in Relazione.
La tua differenza, la tua esperienza non sono per me una minaccia. Sono il movimento di un altro divenire dal quale mi è possibile attingere (o rifiutare di attingere) una parte del mio stesso divenire.
È una bella cosa, cara Jane, che nelle loro ombre tu abbia scorto strade eterne e tombe senza indirizzo.
È quel movimento che hai visto.