Losanna, 1968
Dopo aver conseguito la laurea triennale in latino e inglese, si è formata come infermiera.
Ha scelto di esercitare la professione part-time, seguendo un percorso piuttosto atipico: dall’assistenza domiciliare nel suo piccolo villaggio al lavoro notturno in un rifugio d’emergenza, dalle visite in carcere ai centri di accoglienza per migranti, fino al supporto alle persone coinvolte nella prostituzione.
Lei e suo marito hanno quattro figli e vivono nella campagna vodese.
È autrice del libro Récit du bas seuil. Parcours d’une infirmièr. (Édition D’en Bas, 2024). Profondamente colpita dalla sua esperienza presso il Centro federale d’asilo di Vallorbe, dove ha lavorato per oltre dieci anni, l’infermiera vodese ha scritto un libro che mira a mettere in luce i volti e le storie dietro le statistiche migratorie.
Il libro Storie dai margini. Percorso di un’infermiera (cascioeditore, Lugano, 2026) verrà presentato in anteprima a ChiassoLetteraria.
Cinema Teatro
giovedì 07 Maggio alle 18.00
Storie d’esilio, storie d’asilo. Con Ruun Cali Annelise Bergmann-Zürcher
In dialogo con il giornalista Giancarlo Dionisio.
In italiano con traduzione dal francese di Gabriella Soldini.
In collaborazione con l’associazione Mendrisiotto Regione Aperta, si è voluto dedicare un incontro al tema dell’asilo invitando due ospiti che lo hanno vissuto sulla loro pelle, chi compiendo un viaggio drammatico, come la scrittrice Ruun Cali, autrice somala che vive in Ticino e che in Portata dal vento racconta la sua odissea da Mogadiscio ad Airolo, e chi, come Annelise Bergmann-Zürcher, ha raccolto la sua esperienza di infermiera all’interno di un centro federale d’asilo (Storie dai margini. Percorso di un’infermiera, Cascio Editore, 2026).
Modera il giornalista Giancarlo Dionisio.
Incipit
Incipit di Annelise Bergmann- Zürcher. Storie dai margini. Percorso di un’infermiera (cascioeditore, Lugano, 2026)
Da piccola volevo diventare fiorista. Mi hanno un pò scoraggiata dicendomi che era un mestiere duro, come del resto tutti i mestieri che avevano a che fare con la terra.
E allora ho cercato altrove.
Mi piaceva molto prendermi cura dei peluche con il mio armamento da infermiera in plastica, ma le bambole mi annoiavano.
Una volta o due ho sicuramente organizzato nella mia stanzetta un grande ambulatorio, con letti e coperte in formato tascabile per tutto ciò che mi sembrava poter essere bendato, nutrito o curato.
Ammetto pure svariati tentativi di salvataggio di uccellini, insetti o ricci feriti.
Ma considereranno ora i fatti con un certo distacco, si è trattato soprattutto di una forma di eutanasia involontaria, seppur fatta con le migliori intenzioni.