di Arianna Limoncello

 

Quello che succede adesso non è una ripetizione del passato, ma ha un forte legame con esso, di cui la gente talvolta non è consapevole.

La mattina di domenica 15 maggio, a Spazio Officina, la storia ci si presenta nella sua dimensione spaziale, oltre che cronologica; teatro di tali avvenimenti storici è il mare, lo speciale punto di osservazione è quello di David Abulafia, uno dei più importanti storici contemporanei e professore di storia del Mediterraneo presso l’Università di Cambridge. Le sue opere, di cui citiamo in particolare Il grande mare. Storia del Mediterraneo (Mondadori, 2013), tracciano la cronistoria del Mediterraneo dall’Antichità alla Contemporaneità, affrontando tematiche trasversali di commistione culturale, contatti e scambi comunicativi di ogni genere; la sua più recente pubblicazione, ovvero la monumentale Storia marittima del mondo (Mondadori, 2020), allarga gli orizzonti andando a profilare quattro millenni di storia che abbracciano l’intero globo e i suoi tre oceani. I porti assumono, nell’opera di Abulafia, dunque, il significato di crocevia, di scambio, di vere e proprie porte verso altri mondi, esperienze ed influenze di ogni tipo. I porti e il mare diventano il luogo di dispiegamento di millenni di storia e di successioni di civiltà.

In dialogo con Benedicta Froelich, lo storico ci ha regalato un’interessante lezione sulla permutazione dell’immagine del Mediterraneo da apertura comunicativa e commerciale a barriera ricca di insidie e fonte di problematiche.

Lo storico ci spiega inizialmente l’importanza di tracciare una storia del Mediterraneo, enfatizzando il movimento umano in termini culturali, religiosi e commerciali in relazione al mare.

Possiamo considerare il Mediterraneo come lo vedeva Erodoto, il quale si riferiva ai tre continenti Europa, Asia e Libia, mettendo in rilievo le relazioni fra essi. Anche considerando solo Europa e Asia, il Mediterraneo è una sorta di porta che ci può guidare verso una commistione di culture. Abbiamo continenti con civiltà molto distinte fra loro – per l’Europa abbiamo Etruschi e Romani, per l’Asia abbiamo i Fenici -, e il contatto tra questi popoli è avvenuto principalmente via mare. Questi tre continenti sono stati uniti in maniera indissolubile dal fatto di essere affacciati sul mare.

Il mare è da sempre considerato quindi canale di comunicazione principale e presupposto per scambi non solo commerciali, generando incontri culturali ben visibili in alcuni contesti come, illustra lo storico, Salonicco o Smirne in Grecia. Multiculturalità che si sta andando a perdere:

La convivenza di gruppi etnici si sta perdendo e persiste in poche realtà del Mediterraneo. Non vi erano naturalmente solo rapporti positivi e amichevoli, vi erano anche realtà ostili laddove il vicino diventava il nemico – basti pensare alla ex Yugoslavia -.

La storia del Mediterraneo e della sua dimensione commerciale permette di allargare lo sguardo agli altri mari del mondo e offre una chiave di lettura della contemporaneità. Abulafia parla di come Crimea e Ucraina fossero fin dall’Antichità dei punti nevralgici per le rotte commerciali e costituissero dei centri di convivenza multiculturale:

Per capire quanto accade in Ucraina oggi occorre tornare alle vecchie relazioni con le attuali Ucraina e Crimea. Atene, fin dall’Antichità, importava grano dall’Ucraina e questo ovviamente è successo e succede fino ai giorni nostri. I ruoli di Ucraina e Crimea sono sempre stati commercialmente centrali. Passando al Medioevo, veneziani e genovesi hanno costruito molte città in Crimea, tra cui la città di Caffa. Questa città era governata dagli italiani ed era caratterizzata da un’incredibile convivenza culturale – vi erano ebrei, tartari, ecc.- dove tutti erano impegnati nel commercio del grano, della seta e di altre ricchezze. Durante i periodi di carestie, i genovesi acquistavano il grano della Crimea e lo vendevano a Costantinopoli: si creavano quindi degli anelli commerciali che legavano fra di loro questi paesi all’interno del contesto mediterraneo ed europeo. Poi Caterina la Grande decise che la Russia doveva avere un’apertura sul Mar Nero e costituì il porto di Odessa, che diventò una città multiculturale quanto Caffa, caratterizzata da un’incredibile convivenza di popoli.

E legandosi al presente e alla guerra in Ucraina, Abulafia aggiunge:

La gente sottovaluta l’importanza che ha Odessa per Putin. Se le venisse impedito lo sbocco sul mare, la Russia non potrebbe impegnarsi nella sua esportazione principale, ovvero l’olio di semi di girasole. Quello che succede adesso non è una ripetizione del passato, ovviamente, ma ha un forte legame con esso di cui la gente talvolta non è consapevole. Il passato si intrufola sempre nel presente.

L’identità del Mediterraneo, nel corso della storia, ha conosciuto momenti di disgregazione e momenti di rinascita; la contemporaneità è caratterizzata dalla sostituzione di questa identità mediterranea in favore di un’identità politica europea e il Mediterraneo, da via comunicativa prioritaria per lo scambio commerciale e culturale si è trasformato in una barriera:

In certi sensi il mare è diventato quasi una frontiera, può costituire una sorta di barriera, quando in passato rappresentava un’apertura e una via di comunicazione commerciale. I paesi mediterranei si sono avvicinati sempre di più all’identità europea a scapito di quella mediterranea e, in alcuni casi, il fatto si è rivelato problematico – faccio riferimento, ad esempio, al caso della Grecia che ha pagato fortemente in termini economici questa situazione – . La contemporaneità è andata caratterizzandosi dal fenomeno per cui i paesi mediterranei si sono rivolti ad altri paesi europei ed intercontinentali, andando a disperdere questa identità mediterranea.

L’incontro con il professor Abulafia è stato estremamente prezioso: la figura dello storico, nell’accezione comune, viene confinata allo studio del passato e di avvenimenti che, a volte, hanno apparentemente poca risonanza con il nostro presente; la lezione a cui abbiamo avuto il piacere di assistere domenica ci ha dimostrato come, al contrario, lo storico ricopra un ruolo sociale fondamentale grazie alla sua lettura della contemporaneità, la quale si pone in un continuo dialogo con il passato.