Di Rossana Tanzi

A collaudare quella che è ormai una tradizione di Chiasso Letteraria, giovedì 2 maggio si è tenuta al Murrayfield Pub di Chiasso un’edizione speciale del Ticino Poetry Slam.

Il format, già noto al pubblico ticinese, è il seguente: una manciata di poeti tra Svizzera e Italia si sfidano, una lettura alla volta, istigati dal condottiero serale Marko Miladinovic e giudicati da un attento pubblico tra una birra e l’altra. A colorare i momenti morti ci pensa lo stacchiere musicale originale Flavio Calaon. Al vincitore vanno gloria ed onore, insieme a un simbolico kit di sopravvivenza etico-estetica.

Il pub è gremito, l’atmosfera calorosa, e la lotta è all’ultimo sangue – pardon! all’ultima rima: le performance vanno dall’introspezione sussurrata ai salti sulle sedie, dal canto alla lingua dei segni, e ce n’è per tutti. Il pubblico acclama a gran voce i vincitori, e dopo un momento di confusione generale Eugenia Giancaspro (in arte Anti Gone) si aggiudica il primo posto.

Una serata speciale, rumorosa, ricca di sorprese, e non priva di ospiti internazionali: Simone Savogin chiude lo spettacolo, conquistando gli spettatori con la sua voce e i suoi testi ad incastro, un gioco di scatole cinesi che gli ha regalato un 4º posto a Italia’s Got Talent.

Sei i poeti in gara: Davide Passoni (Milano), Eugenia Giancaspro Anti Gone (Milano), Tommaso Giacopini (Londra), Michele Canducci (Cesena), Carolina Camurati (Padova), Alessandro Chiappini (Locarno). Abbiamo scambiato due chiacchiere con alcuni di loro, intervistando anche il promotore e presentatore dell’evento, Marko Miladinovic:

Sono felicissimo di partecipare di nuovo a Chiassoletteraria con la Slam, anche perché è un festival che stimo molto. È un onore e una felicità farne parte: la mia prima lettura pubblica è stata proprio qui a Chiassoletteraria nel 2011. Temevo di ripetermi, essendo questo il terzo anno consecutivo di Poetry Slam nel contesto del festival, ma sono contento di essere riuscito a portare qui a Chiasso delle nuove scoperte della poesia italiana all’interno della scena slam.

Nuove scoperte forse, ma di sicuro grandi talenti quelli che hanno calcato il palco stasera, anche molto diversi fra di loro. Abbiamo chiesto a tre di questi poeti di raccontarsi.

Il primo è Davide Passoni, originario della Brianza, di cui canta anche le lodi nelle sue poesie. Ci racconta di occuparsi “secondariamente” di grafica, politiche sociali e atelier creativi di poesia per le scuole, ma la vita lo riporta sempre lì, sul palco. Oltre ai poetry slam, tre i suoi progetti principali: Eell Shous, Poesia Potente e Chitarra Tonante, spettacolo con il chitarrista Sir and The Ivanoe, e Original Motion Poetry, uno spettacolo nato come studio riguardo all’uso della poesia nel cinema (Interstellar e Dylan Thomas, Alexander Pope e Se mi lasci ti cancello, …), realizzato con il pianista Alessio Pamovio. È tra le altre cose anche il coordinatore regionale della LIPS, Lega Italiana di Poetry Slam.

Le sue poesie sono ironiche, a tratti molto divertenti, e non senza un senso di spettacolarità. Davide ci confessa di vedere il poeta come un vettore, un mezzo per trasmettere la poesia al pubblico, e cita Nicola Frangione quando dice che “Il poeta è un tassista”, un accompagnatore del pubblico verso la poesia. Se lui è un tramite, qual è il messaggio che vuole trasmettere?

Non c’è un tema ricorrente, ma sono molto influenzato dal mondo televisivo, dagli slogan, dalla cultura pop e molto 80’s. Il mio immaginario si rifà agli stimoli visivi: non solo quelli della televisione ma anche della vita in Brianza, tra animali morti e trattori. Provo in realtà a portare nelle mie poesie un assaggio della dualità del quotidiano, in cui un momento sei felice e nel momento dopo ti può capitare la sfiga più tremenda: cerco sempre di bilanciare questi due elementi come se il bianco delle pagine e il nero dell’inchiostro diventassero parte del tao, partendo dalle poesie più idiote, divertenti o raggelanti, fino ad arrivare anche a delle poesie tragiche.

Abbiamo intervistato anche la vincitrice della serata, Eugenia Giancaspro (Anti Gone). Nata a Benevento, migra al nord per gli studi, a Padova, dove dopo una laurea in lettere moderne decide di specializzarsi nella “linguistica per la sordità e i disturbi del linguaggio”, lanciandosi nel mondo della sordità. Impara la lingua dei segni, e solo di recente inizia ad esibirsi in performance di poesia segnata: la sua esibizione accompagna quindi alle parole anche i gesti.

Le sue sono poesie a tutto tondo, con una dimensione orale (anche canora) e una visiva e gestuale, oltre a una poetica molto profonda e ricca di rimandi a temi ancestrali.

L’aspetto canoro è una novità assoluta, che sto sperimentando in questo periodo e con cui prendo un po’ più di familiarità ad ogni esibizione.

Per quel che riguarda il messaggio invece, la terra natia è un tema sentitissimo, che nasce da un legame viscerale. Sono stata un’esule volontaria, ho lasciato Benevento per andare a studiare al nord, ma ne ho sofferto a lungo. Lavorando nell’ambito sociale, il mio chiodo fisso è stato a lungo poter aiutare la gente della mia terra. Ho sentito molto lo spopolamento del sud: il nostro dramma è che se vogliamo studiare, o lavorare, non abbiamo scelta, dobbiamo partire.

Adesso vivo a Milano e sento meno forte questa mancanza, ho capito che la mia terra è dove riesco a stare bene. Il progetto di tornare a casa c’è sempre, ma si è un po’ acquietata quell’urgenza che mi aveva fatto scrivere, per esempio, Tamburi di settembre.

Gli altri elementi di cui parlo spesso sono la morte e il lutto, e la contrapposizione che esiste sempre tra il lutto e il sentirsi vivo. È difficile spiegare a parole questi sentimenti, e io cerco di tradurli in poesia.

Carolina Camurati è l’ultima delle nostre ospiti per questa serata: cresciuta a Milano, ne scappa in cerca di una dimensione diversa, di una diversa libertà di espressione. La trova nella musicoterapia, che studia e pratica a Venezia, pur senza disdegnare le altre arti. I progetti futuri? Ottenere la patente, organizzare eventi all’interno di una galleria d’arte milanese, fare la ricercatrice nel campo della coscienza – possibilmente all’estero.

Quanto quindi questo retroscena da musicoterapeuta influenza la sua poesia e il suo modo di esprimersi sul palco?

Sono estremamente nuova ai poetry slam, ma non ai reading. Penso che stia tutto nella musicalità del verso. Non ci sono davvero frontiere tra la parola e la musica, anzi la poesia va veramente all’indietro per andare a riesplorare quelle particelle che non sono ancora significanti, che sono puro suono, e dal suono poi diventa senso. Quello è l’atto dell’espressione poetica, che forse ha qualcosa in più nell’oralità rispetto al testo scritto: il permettere a tutti di assistere a questa nascita.

Come nascono i suoi testi?

La scrittura per me nasce come un percorso ricerca interiore, come autocoscienza, e da lì piano piano ho iniziato ad estrapolare qualcosa che poi diventava una poesia, un testo. Però nasce sempre da una ricerca sia sul significante che sul significato, e su questo la psicoanalisi ci ha marciato molto: forse viene proprio da lì il mio interesse.

Per concludere, abbiamo chiesto a tutti di spiegarci cos’è, per loro, il Mondo Nuovo che dà il titolo a questa 14esima edizione di Chiasso Letteraria, e che ruolo hanno la poesia, e in particolare questa forma di espressione orale, la Poetry Slam, nel Mondo Nuovo.

Passoni: C’è una tesi che porto avanti da un po’ di tempo: la poesia attualmente ha bisogno di recuperare la sua voce, perché la poesia può diventare quasi una partitura della parola. Il ritmo delle parole nella poesia hanno bisogno di una voce. Non solo di essere lette su carta, anche perché la poesia, come la musica, è fatta di pieni e di vuoti, di ritmo, di “a capo”, di accenti. Oggi è necessario celebrare la poesia ed ascoltarla dal vivo. I poetry slam smentiscono completamente l’antico detto Verba volant, scripta manent, perché sono convinto che i solchi che crea un’esibizione dal vivo, un poetry slam o un reading, siano più efficaci delle parole stampate, oggi. Anche pensando agli insta-poets, i poeti da Instagram che scrivono per una fruizione rapida, indolore, il rischio è di cadere nel dimenticatoio. La parola scritta, nel Mondo Nuovo del digitale, perde significato, perché si perde nell’internet. Ovviamente bisogna fare le dovute eccezioni, ma credo che la poesia stia riacquistando, attraverso le slam e le esibizioni dal vivo, la forza che aveva perso. Penso che il pubblico si lasci solcare dalle parole e da quello che la poesia trasmette.

Anti Gone: Bella domanda. Il modo in cui la popolarità del Poetry Slam sta esplodendo è un indice del Mondo Nuovo: il format è stato fondato negli anni ’80, ma è antichissimo perché già nell’antica grecia esistevano competizioni di composizioni orali. Nel Poetry Slam non c’è timore, ci sono delle irriverenze, un mettersi a nudo anche molto provocante. La prima volta in cui ho assistito a uno slam ho sentito la parola pompino usata in una poesia e mi aveva sconvolto. E questa è poesia? Mi ero chiesta. Era un’esperienza viva, elettrizzante.

Per me personalmente la lingua dei segni può portare a un Mondo Nuovo: ancora non è riconosciuta come lingua ufficiale, ma la possibilità di avere una poesia orale ma anche visiva mi ha dato la possibilità di portare il mio contributo per il Mondo Nuovo, e mi piacerebbe insegnarlo anche agli altri poeti.

Camurati: Siccome mi occupo della salute dell’essere umano al di là dell’aspetto fisico ritengo che tutto ciò che è inutile dal punto di vista economico, del profitto, in realtà sia di estrema importanza oggi. Siamo abituati a pensare alla ricchezza come alle cose che possediamo, ma la poesia come la musica non la puoi possedere. Far si che la poesia possa uscire dal luogo polveroso in cui è rinchiusa, dai vincoli del passato o delle case editrici: la poesia che più mi risuona è quella che nasce dalla strada e dagli eventi più personali, più intimi.

Il mondo, la terra rimarrà però sempre uguale: gli uomini cambiando il modo di contemplarla forse la vedranno come Mondo Nuovo.

Sul tema del Mondo Nuovo anche Miladinovic ha un’idea ben precisa:

Il Mondo Nuovo, per me, non esisterà mai. Penso alle parole di Goethe, che dice: “Tutto quanto c’è di intelligente al mondo è già stato detto”. Quindi bisogna avere il coraggio di ripeterlo, e bisogna andare lì, nell’antichità, quando l’umanità era più giovane, era un’umanità bambina e tutto era possibile. Noi siamo in realtà gli antichi, perché  siamo i più rigidi, e l’umanità è più vecchia oggi di quanto non lo sia mai stata. Il Mondo Nuovo forse consiste nel togliere la sporcizia, tutto ciò che insudicia le nostre città (automobili e quant’altro), e tornare ad essere una comunità: cosa che con il Poetry Slam forse è possibile, perché riporta la poesia in una comunità, il poeta in un pubblico, che lo ascolta attivamente, che lo incita o lo fischia anche, ma lo riporta a una dimensione comunitaria.

Vi invitiamo allora a scoprire la realtà dei Poetry Slam in Ticino e nella vicina Italia seguendo la loro ricca programmazione o, perché no, alla prossima edizione di Chiasso Letteraria!