Di Rossana Tanzi

Antoine Volodine è uno degli scrittori più inclassificabili all’interno del palinsesto di Chiasso Letteraria. Di origini russe ma francese de facto, è autore di numerosi romanzi, tra cui Sogni di Mevlidò (fresco di stampa per 66thand2nd) che rappresenta il fulcro del suo intervento di ieri allo spazio officina. Volodine dialoga con Alessandro Zaccuri, scrittore e giornalista italiano, con l’attenta traduzione di Marina Astrologo.

La sua è una scrittura molto politica, che nonostante l’ambientazione fantascientifica e distopica trova il suo posto accanto all’avanguardia francese. Scrittore attento e preciso, rifiuta con ostinazione i luoghi comuni e le etichette. Come quella di fantascienza: si definisce uno scrittore del post-esotismo, cioè della narrazione di un mondo futuro e distopico posteriore all’estinzione dell’umanità. Una delle influenze più forti del post-esotismo, ci rivela, è il Libro Tibetano dei Morti.

Siamo affascinati e ispirati da questo libro, anche se siamo atei e marxisti fino al midollo, ma in questi libri si parla delle avventure affrontate dai coloro che hanno appena incontrato la morte, e li accompagnano fino alla loro rinascita nello spazio buio. È un percorso di 49 giorni, e questa è una dimensione ricorrente nei nostri romanzi, che spesso hanno 49 capitoli o 49 sequenze: è un accompagnamento del lettore che ricalca l’accompagnamento nella morte del Libro Tibetano.”

Un elemento centrale del post esotismo è appunto il fatto che “i personaggi possono morire, ma continuano il loro viaggio anche dopo la morte, sempre alimentato da visioni, incubi e fantasmi.”

È appunto di questo che si parla nella sua ultima fatica, Sogni di Mevlidò, in cui la vita, i sogni e la morte si mischiano senza soluzione di continuità.

Volodine è un personaggio complesso, che ha dato vita a un immaginario vastissimo, pur conservando una lingua molto limpida, semplice: dal punto di vista linguistico, lui dice di utilizzare la lingua francese come strumento, come se fosse una lingua straniera, alla ricerca di una freschezza e di una poetica nuova.

“Il francese è una lingua molto ricca, che contiene all’interno di ogni frase il peso di un’eredità culturale. Il nostro obiettivo era creare 49 libri di letteratura diversa, post-esotica. La lingua doveva dunque dare un messaggio nuovo e liberarsi dall’onere della cultura francese, cosa che funziona meravigliosamente nelle varie traduzioni del libro, per forza di cose scevre dell’eredità culturale francese.”

Da questi brevi estratti dell’incontro con il pubblico di Chiasso già possiamo farci un’idea della personalità eccentrica dello scrittore francese, e della sua attenzione meticolosa verso ogni aspetto della sua narrativa: i suoi libri sono da viversi come esperienza immersiva, e vi invitiamo a scoprirlo.