Non avremmo potuto iniziare in un modo migliore il festival di Chiasso Letteraria che con una conferenza di Massimo Recalcati, uno dei maggiori psicoanalisti italiani, saggista, accademico e autore, fra le altre numerose opere, de I tabù del mondo (Einaudi, 2017).

Quest’ora di conferenza non solo ci ha introdotto all’argomento che farà da fil rouge ai prossimi eventi del festival, ma ci ha altresì dato una panoramica di esempi in cui il tabù si mostra nella sua funzione contraddittoria: mentre delimita uno spazio che ci esclude, suscita in noi il desiderio di valicare quel confine appena stabilito. La proibizione innesca nell’essere umano il desiderio. L’uomo, a differenza dell’animale – che non ha pudore, non conosce il senso di colpa, o l’esperienza della trasgressione – si pone dei limiti, e questo sollecita l’istinto, creando dei tabù.

Ma una questione centrale nella riflessione riguarda il nostro tempo: cosa rimane di queste imposizioni in una società che a volte sembra non sentire la necessità di avere dei limiti? Se l’uomo dostoevskiano è lacerato dal senso di colpa, il soggetto del nostro tempo sente piuttosto l’angoscia per l’inconsistenza della legge. La dissoluzione del tabù lascia un vuoto che l’individuo chiede di colmare, più o meno consciamente. O in altri casi, come nell’educazione sessuale scolastica, il superamento del tabù è solo apparente, sostituito – sperando così di risolvere la questione – con una visione meccanicistica del sesso.

Sembra quindi di trovarsi fra le mani una materia difficile da trattare, che sfugge al nostro controllo. Uno degli argomenti che più mettono in discussione il nostro mondo riguarda lo straniero. Chi è diverso da noi ci spaventa. Quello che non conosciamo cerchiamo di tenerlo a debita distanza: ma il primo vero estraneo, afferma Recalcati riprendendo le parole di Nancy, è il nostro cuore. L’organo che detta il ritmo del nostro essere è il primo straniero con cui dobbiamo confrontarci. Nancy, a seguito di un trapianto di cuore, ha dovuto accettare l’altro dentro di sé, ed è forse in quest’attitudine che risiede una possibile soluzione al problema: nell’ essere consapevoli che il tabù esiste, che va accolto all’interno del proprio mondo senza bisogno di assimilarlo.

La presenza del tabù è «il fiato corto di ogni proibizionismo» ci dice Recalcati, ma non è eliminando i limiti che l’uomo riesce ad affrontare le proprie barriere culturali e sociali – la letteratura in questo ci viene in aiuto, e questa sera ne abbiamo avuta un’ulteriore conferma.

 

Mara Travella

Rafael Bertolio