La dodicesima edizione del festival di Chiasso Letteraria è ormai alle porte. Il festival però ha già dato al pubblico l’opportunità di sbirciare attraverso il sipario, con un evento speciale settimana scorsa. Ospite d’eccezione, che per la prima volta ha visitato la nostra città di frontiera, lo scrittore israeliano David Grossman intervistato da Matteo Bellinelli.

Non si è trattato di un semplice incontro in onore della letteratura contemporanea, bensì di un evento pieno di significato storico, durante il quale David Grossman ha commentato la tragedia della Shoah proprio in occasione della giornata della memoria del genocidio Armeno.

Per un bambino, “6 milioni di ebrei uccisi” non significa niente. È una cifra troppo grande. È stato durante uno dei giorni della memoria della Shoah che ho realizzato, di colpo, che ci vuole una “Anna Frank” per rendere questa cifra personale, e rilevante.

Tuttavia, l’autore israeliano non ha parlato soltanto della sua storia, ma anche del suo divenire scrittore, in seguito alla sua esperienza in radio.

Da giovanissimo sono diventato un corrispondente radiofonico itinerante, e ho lavorato per la radio fino all’età di 35 anni. Io amo la radio. È stata la radio infatti che mi ha insegnato a scrivere un dialogo, ad essere attento alle voci degli altri. Ho imparato che tutti quanti noi abbiamo qualcosa da dire, e che ognuno ha un proprio linguaggio, quasi come un marchio personale di cui talvolta nemmeno ci rendiamo conto. Per questo sono convinto che è attraverso la mia esperienza radiofonica che è nata la mia vocazione di scrittore.

David Grossman ha anche discusso puramente di letteratura, confessando al pubblico alcuni dettagli sul suo modo di sviluppare i personaggi. Tuttavia le ultime due domande di Matteo Bellinelli sono state indubbiamente le più significative dell’incontro, riportando la discussione su temi di attualità, quali il ruolo dei media nella nostra società, e la questione israelo palestinese. David Grossman ha apertamente criticato l’attività dei media, condannando l’attaccamento agli stereotipi e alle generalizzazioni.

Scrivere è il mio modo di avvicinarmi il più possibile all’autenticità dei sentimenti e delle descrizioni. [Nel mondo di oggi, una realtà di movimenti di massa e di grandi cambiamenti, di ondate migratorie e di guerre, poter insistere nel fare qualcosa di veramente esatto è un grande privilegio. [] Gli scrittori fanno qualcosa di molto raro in questa realtà, e sono devoti a qualcosa in cui io mi identifico. È come se, insieme, creassimo una rete di persone che hanno a cuore la precisione, e che cercano di non scendere a compromessi con gli stereotipi. I media, in gran parte, sono basati sui cliché. La letteratura invece è il contrario, tenta di riscattare tutto ciò che è specifico, unico e idiosincratico, al contrario di ciò che è generalizzato, indifferente e ottuso.

Lo scrittore ha elaborato ulteriormente sul ruolo della letteratura nella società, contrapponendo la retorica ingannatrice delle testate giornalistiche e di alcuni leader mondiali al ruolo degli scrittori, ricercatori della verità.

Scrivere per me è avvicinarmi il più possibile ad un contatto con realtà autentiche, che purtroppo sia la stampa che alcuni leader mondiali distorcono costantemente. Per esempio Donald Trump, e altri, che si impegnano a creare per il pubblico un mondo di “post-verità”, o di bufale, come se dire falsità non avesse conseguenze negative. Riescono quasi a convincerci che la verità, l’autenticità non esistano. La letteratura è il contrario, ed è dunque un riflettore acceso sull’individualità, che conferisce ad ogni individuo la più assoluta legittimità. []  Quello che ci era stato confiscato, ci viene restituito.

L’evento si è concluso con commenti dell’autore sul conflitto israelo palestinese, definito da David Grossman come un intreccio divenuto inestricabile.

Israele si è ritrovato ad essere occupante di un altro popolo per oltre 50 anni. Anche soltanto dire questa cosa mi spaventa. Non riesco a capire come questo errore storico sia potuto accadere. […] In questi 50 anni tutto quello che sarebbe potuto andare storto è andato storto, cosicché la situazione è ormai un intreccio inestricabile, impossibile da sciogliere.

Lo scrittore tuttavia ritiene che le due parti intrappolate in queste “trappole gemelle” potrebbero essere liberate attraverso la creazione di due stati indipendenti. Questo permetterebbe a entrambi di creare una società, e cominciare a vivere veramente.

Oggi ognuna delle due parte coinvolte in questo conflitto ha valide ragioni per essere ostile, sospettosa, o addirittura violenta nei confronti dell’altra, e questo potrebbe giustificare le atrocità inflitte gli uni agli altri. Io mi domando però come mai dopo 50 anni siamo ancora intrappolati in questo situazione, perché non abbiamo trovato una maniera di riscattarci da queste trappole gemelle. […]  Io sono tuttora convinto che ci sia la possibilità di trovare una via d’uscita, e penso che la soluzione sia la creazione di due stati, separati e indipendenti, con la propria sovranità. […] Solo così ogni parte potrà crearsi una società a pieno titolo, lontano da questa esistenza difettosa in cui siamo sopravvissuti durante questi anni. […] Sono fermamente convinto che questa è l’unica soluzione che possa offrire a entrambe le parti la possibilità non soltanto di sopravvivere da una catastrofe alla seguente, ma di vivere una vita vera, con tutte le sue stratificazioni e complicazioni, una vita di cui sia i palestinesi che gli israeliano sono stati troppo a lungo deprivati.

Per rivedere il video completo dell’intervista visitate il sito del festival:
https://chiassoletteraria.ch/david-grossman-guarda-video-completo/

Foto di Omar Cartulano