Sala del Cinema Teatro di Chiasso praticamente esaurita, per l’incontro con David Grossman in anteprima alla dodicesima edizione di ChiassoLetteraria. Intervistato dal giornalista e registra Matteo Bellinelli, lo scrittore israeliano ha raccontato del suo avvicinamento in tenera età alla letteratura (con i racconti di Sholem Aleichem), dell’impiego alla radio israeliana come corrispondente mobile (accompagnato dalla mamma visto che era ancora un ragazzino), del suo licenziamento alla stessa radio anni dopo a causa del suo dissenso al non poter mettere in risalto un segnale d’apertura dell’allora leader palestinese Yasser Arafat riguardo al riconoscimento dello Stato d’Israele. Grossman ha poi riconosciuto nella lingua ebraica la sua vera patria (“il posto in cui mi sento a casa: talvolta mi sento più a casa nella mia lingua ebraica, che nel mio Paese”), ricordando il ruolo pioneristico nei primi decenni del Novecento del giornalista e filologo Eliezer Ben Yehuda nel rivitalizzare la lingua ebraica, una lingua che allora era perlopiù confinata alle cerimonie religiose.

Grossman non si è astenuto dal rispondere anche alle domande più politiche, riconoscendo la grande sofferenza nel cambiamento di ruolo di Israele dopo la Guerra dei sei giorni, da popolo perseguitato a Stato occupante. Lo scrittore continua nel vedere nella soluzione dei due Stati, l’unica che consenta ai palestinesi di vivere in dignità “liberi dalla nostra ombra”. Un possibilità di pace, con la quale Grossman ha concluso il suo intenso e apprezzato intervento. Standing ovation finale e dediche che hanno reso felice oltre un centinaio di appassionati lettori con i quali lo scrittore si è intrattenuto con grande disponibilità. Menzione speciale alla bravissima traduttrice Marina Astrologo.

Vedi servizio al Quotidiano del 25 aprile

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