Durante l’incontro ha fatto un lungo discorso sulla funzione della letteratura, sostenendo che oggi è considerata come un semplice specchio della realtà, ed ha ormai soltanto una dimensione ancillare. Lei d’altra parte sostiene che la letteratura dovrebbe rompere lo specchio, e mostrarci ciò che non è visibile. Potrebbe articolare questo suo pensiero, in breve, e spiegare lo scopo che lei assegna alla letteratura?

Io credo che la letteratura ha fatto qualcosa di grande quando ha rotto e superato i limiti che le erano stati assegnati. La stessa filosofia, a suo nascere, regimenta la poesia e la narrativa in uno scopo più limitato, avocando a sé l’idea di ricerca di verità. Però i grandi scrittori, poeti e drammaturghi come Shakespeare, Dostojewski, Tolstoj, Melville ma anche alcuni scrittori francesi come Balzac, sono stati dei grandi ricercatori di verità e avevano un approccio diverso rispetto a quello di oggi. A me interessa la letteratura che rompe ogni argine, e tiene dentro di sé la narrazione, il pensiero, la poesia, l’invenzione e la prefigurazione. La letteratura deve riconquistare completamente questo respiro e questa dimensione, e non si deve limitare ad una descrizione di una presunta realtà, o di ciò che appare della realtà. Non deve avere scopi piccoli o limitati.

Nei miei libri io penso a questo. Viviamo una vita breve, perché dobbiamo perdere tempo a leggere dei libri che si limitano a descrivere la realtà? Possiamo fare molte altre cose molto più importanti, belle e divertenti. Se leggo un libro voglio entrare dentro ad una visione che mi fa cambiare la vita.

 

Ha parlato di molti grandi autori; alcuni di loro sfruttano la dimensione allegorica della letteratura, quindi le metafore, per descrivere ciò che è reale. Usano quindi l’irreale per descrivere la realtà. Come si inserisce invece la metafora nei suoi libri e nella sua visione di letteratura?

Io non sostengo che la mia visione della letteratura mi allontani dalla realtà. Piuttosto me la fa vedere nelle sue forme più profonde, non soltanto come la realtà ama apparire. Talvolta viene scambiata la descrizione della realtà per la realtà vera e propria. Io non voglio studiare una dimensione iperuranica, però secondo me la realtà è molto più profonda ed esplosiva di quello che ci permette di vedere il rapporto speculare che letteratura ha con la verità.

 

Ha sostenuto che il filo rosso che congiunge le sue tre opere è l’amore. Può dare più dettagli al riguardo?

È difficile, ma in breve penso che l’amore porti invenzione nel mondo. Parte della nostra letteratura fiorisce infatti da“La Vita Nuova”. Non che prima gli uomini non si siano amati, ma Dante porta l’amore ad un altro livello, ed è una vera e propria invenzione. Dicendo “invenzione” non voglio sminuire l’idea dell’amore, anzi, voglio sopraelevarla. Nei miei libri l’amore è uno degli elementi che permette di avvicinarsi all’idea di creazione. In alcuni rapidi istanti questo sentimento permette d’intuire ed assaporare l’esistenza di un’altra dimensione nella vita e nel mondo.

 

Intervista di Manuela Fulga.

 

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Citazione di Antonio Moresco durante il suo intervento a Chiasso/Letteraria

Molti pensano che la letteratura abbia la funzione di uno specchio, quindi ci fa vedere la realtà. Ma non è così, io penso che la letteratura debba spaccare lo specchio e mostrarci qualcosa di molto più profondo. Molto spesso gli autori mentre scrivono non sono pienamente consapevoli di ciò che fanno. La letteratura deve trascendere la lettura orizzontale della vita, che ci viene data dalla politica o dall’economia; essa ha il potere di trasformarsi in pre-figurazione. In questi anni invece è prevalsa l’idea di una dimensione ancillare della letteratura, sostenendo che essa ci spiega ciò che sappiamo già. L’autore però deve essere un esploratore, un veggente! Deve sfondare la prete del visibile e mostrarci lati della realtà che a noi erano celati.

Oggigiorno domina l’dea che il libro deve essere solo “un’inchiesta”. Io non disprezzo questo tipo di scrittura, anche io ne ho fatto uso, ma penso che questo non sia il fine ultimo della letteratura in generale. L’immaginario lavora in uno strato più profondo dell’umano, e la letteratura ce lo deve mostrare.

Questa è a mia profonda convinzione.