Appunti dal diario personale del dottor Khenn

 

05.05.2014

Ieri sono tornato a Chiassoletteraria, devo dire che mi piace molto il clima che si respira lì. Ho assistito ad altre due conferenze, quella tenuta da Fabio Pusterla, e quella di Monica Cantieni. Entrambe mi hanno dato molti spunti di riflessione, anche se non sono riuscito a svelare il mistero della busta indirizzata a Greta. Sono stati due momenti molto intensi, seppur diversi. Ciò che mi è stato possibile considerare è stato che sono le storie negative quelle che più rimangono impresse nella memoria. Più facilmente si ricorda il dolore perché scava dentro, ed è più facile da descrivere proprio perché fa così male.

Fabio Pusterla ha presentato tre autori, che hanno dato tre visioni diverse del dolore: Laura Accerboni ha reso questa particolare sensazione con dei flash e delle immagini, tanto nel dolore quanto nel surrealismo creato da una situazione particolare come una ditta che ha scaricato delle sostanze illegali in acqua che ha mutato il colore del mare e delle spiagge. Stefano Raimondi parlando della storia in generale e di quella di ciascun individuo che vive la guerra a modo suo, e narrando di come ci si possa riconoscere dal dolore simile che si prova. Stefano Simoncelli raccontando dell’abbandono che nel corso della vita siamo costretti a subire perché le persone che amiamo vengono a mancare, come quando manca una figura paterna, e quali che siano le circostanze un figlio spera sempre che ritorni, e che provi a lenire il dolore che ha causato andandosene.

Monica Cantieni invece ha immaginato quali domande potrebbe fare una bimba adottata, che per capire il mondo e la politica cerca di sondare il significato delle parole, per poi racchiuderle in delle scatoline di fiammiferi. Il fulcro di questa storia è stato un momento di dolore e di perdita, subito dopo il funerale di una sua amica. Di nuovo il dolore che riesce a tirare fuori il meglio di sé, portando l’immaginazione e l’intensità laddove la normalità e la quiete non conduce.

Ora, ritornato alla mia quotidianità capisco che svelare il mistero non era il vero scopo di questa mia breve permanenza a Chiasso, ma un modo per riflettere sulle storie e su come lavorare con esse a prescindere dalla definizione che si può dare loro. Poco importa che nome si può dare a un dolore se poi non siamo disposti a capirlo. Così come poco importa etichettare un momento di gioia, se non siamo disposti a rischiare per viverlo.

 

Ora chiudo questo mio diario, e torno alla vita vera.

Torno a mia moglie, e ai suoi progetti.

Torno ai miei pazienti e ai loro bisogni.

Ma torno con una nuova consapevolezza, che indipendentemente da quanto tempo ci vorrà per fare la differenza, io la farò.

 

 

 

 

 

“Dottore è arrivata la paziente del lunedì mattina.”

“La ringrazio, la faccia pure accomodare.”

Il dottore sorrise vedendola entrare, e poi disse: “Benvenuta, Greta.”