È stato un lungo e rapido viaggio, mi rammarico un po’ di non essere riuscita a visitare con più calma i luoghi meravigliosi che ho attraversato. Ma dovevo sbrigarmi, dovevo arrivare a Chiasso Letteraria.

Durante l’apertura hanno detto che il festival sarà “una ventata di positività”, e io aggiungerei anche “di novità” e “di originalità”, basandomi sull’assaggio del weekend che ci attende, avuto durante l’inaugurazione. È affascinante vedere come Chiasso si illumina grazie agli interventi di autori di tutto il mondo, ospitati in questa piccola città.

Ho scrutato attentamente il pubblico, per cercare un segno, una traccia che mi potesse dare un indizio sull’emittente della misteriosa lettera che mi ha invitata a partecipare a Chiasso Letteraria. C’era un uomo vestito di scuro, coi capelli grigi e gli occhi azzurri: quel suo fare misterioso mi fece pensare che potesse essere lui. Ma poi salì sul palco, e parlò di paternità: non poteva essere lui.

Ho continuato le mie ricerche, ma non hanno avuto risultati. Così ho ascoltato con attenzione gli interventi: chissà, magari chi mi ha invitata voleva che ascoltassi le conferenze. Un intervento in particolare mi ha fatta riflettere. Voi, lettori, avete mai pensato quale può essere un filo conduttore fra la storia e la letteratura? Ieri sera il Consigliere di Stato Manuele Bertoli ha suggerito una risposta: la memoria. Mi ha fatta riflettere, perchè penso davvero che abbia ragione. Sono i ricordi di un autore che congiungono la narrazione e la produzione letteraria; quindi, in ultima istanza, è la nostra mente tramite le nostre vite a creare la letteratura. Siamo noi a creare l’arte, e abbiamo la responsabilità di diffonderla.