Come da lei ricordato durante la conferenza, l’Angola è un paese molto giovane, e questo comporta un certo rischio per ciò che riguarda la memoria storica, che può essere manipolata. Lei stesso ha dichiarato: “ho avuto bisogno di capire il passato del mio paese, per poterne capire il futuro”. La letteratura in questo contesto gioca un ruolo cruciale, soprattutto nel suo carattere realista: come si sente, in quanto autore, rispetto a questa responsabilità?

Penso che in un paese come l’Angola, che non è ancora interamente democratico e dove non esiste una stampa completamente libera, la letteratura ha un ruolo ancora più importante proprio perché deve essere un territorio di riflessione, e un modo per proporre delle discussioni. In un contesto come quello dell’Angola questa deve essere, secondo me, la funzione ultima della letteratura.

L’autore precedente, Aleksandar Gatalica, ha sostenuto che secondo lui non c’è più motivo di parlare di “letterature nazionali”; dato che durante il suo intervento lei ha sostenuto che uno scrittore non deve avere barriere culturali, condivide lo stesso pensiero? Pensa che, nel futuro, vi sarà una convergenza di pensiero fra gli autori di tutto il mondo rispetto a questa convinzione?

Penso che uno scrittore deve essere prima di tutto uno scrittore, poi diventerà uno scrittore italiano, francese, svizzero, angolano. Il suo territorio però rimane il mondo intero, senza frontiere. È ovvio che uno scrittore svizzero avrà un certo punto di vista, in quanto frutto delle proprie tradizioni, e della cultura di quel luogo. Questo tuttavia non implica che egli non sia prima di tutto uno scrittore. La scrittura non ha frontiere, perché scrivere è essenzialmente un esercizio di alterità. Scrivere significa mettersi nella pelle e nei panni di qualcun altro, uno scrittore deve diventare una donna, un operaio cinese o persino un cane, o una lucertola. Questo esercizio di alterità implica inevitabilmente che non esistano frontiere.

 

Ringraziamo per la traduzione e la collaborazione Giorgio de Marchis.