Nemmeno un battito di ciglia dopo, il dottor Khenn si trovava di fronte un nuovo paziente. Era impressionato da quanto in fretta essi cambiassero di posto sulla poltroncina di fronte a lui.

Aveva in cura Greta ormai da mesi, eppure erano state rare le occasioni in cui aveva potuto parlare con lei. Era come una giostra da cui non poteva scendere, una battaglia continua, e lei ne era vittima, impotente di fronte allo scudo che la sua mente aveva creato senza che lei potesse fare nulla. A volte, nelle sedute fissate nel corso della settimana, la testa girava pure a lui. Dopo pochi minuti però riconobbe Anna, il suo modo composto di sedere e la voce cauta. I modi pacati e lo sguardo concentrato. Mentre parlava il dottore scriveva, sapeva che tra tutte lei era la personalità che più spesso si manifestava dopo un altro trauma, poco importava quale esso fosse, quanto piccolo o insignificante. Tra le sue note, molte erano dedicate a descrivere la postura e il linguaggio del corpo, perché sapeva che nel prossimo giro di giostra, gli sarebbe stato più facile riconoscere con chi aveva a che fare.

Dopo qualche minuto che Anna parlava, il dottore la interruppe dolcemente.

“Non sia troppo dura con se stessa Anna, a volte perdere l’equilibrio è indispensabile per trovarne uno nuovo, che meglio risponda alle nostre esigenze del momento. È un’altalena di emozioni, prima si sta bene e poi male, ma poi si torna a stare bene. Come il tempo, che è ciclico. Prima piove e poi c’è il sole, ma anche nella sua tempesta peggiore deve ricordare che passerà. Niente dura per sempre, nemmeno le cose brutte. In un momento le nuvole si dissolveranno, le idee si schiariranno, le paure perderanno il loro contorno, il dolore smetterà di pesare addosso di atterrirla come fosse un vestito fradicio e freddo. Respirerà, e poi tornerà a sentire il suo cuore battere, e le verrà voglia di ridere, scaricherà la tensione e tornerà ad essere quella di sempre. Solo più forte, e più determinata.”

“Probabilmente lei ha ragione. Anche se in questo momento tutto quello che vorrei fare è prendere e andare via. Poco importa dove.”

“Mi permetta di essere franco, porterebbe con sé i suoi turbamenti. Focalizzi su qualcosa che la fa stare bene, e lo faccia. E pian pianino, passo dopo passo, andrà meglio.”

“Dottor Khenn, le è mai capitato di sentirsi così?”

“Ultimamente in modo particolare. Però ho la certezza che le cose si sistemeranno. È una certezza di cui ho bisogno perché nel momento in cui l’ho acquisita ho saputo di essere più vicino al ritrovare l’equilibrio.”