03.05.2014

Dopo una lunga passeggiata per questa cittadina trafficata sono tornato a chiassoletteraria, giusto in tempo per una conferenza, quella di Benedicta Froelich. Devo personalmente ammettere di non avere mai avuto occasione di leggere uno dei suoi libri, ma lei mi ha copito. Ha parlato di come scrive quelle che ha definito essere biografie emozionali, e di come nelle accademie diffidino dell’emotività in questo contesto. Il suo ultimo libro è su Thomas Edward Lawrence, principalmente ricordato per il suo contributo militare nella rivolta araba di inizio Novecento. Si è parlato molto di lui e della sua vita, non tanto militare quanto più personale e raccolta, le due abitudini intime e di come la sua casa rispecchiasse in pieno il suo carattere ordinato e coerente. Di lui si è anche detto che nel corso della sua vita ha sperimentato un grande dolore, e soltanto nella parte finale della sua vita è riuscito a ergersi sopra di esso.

Ciò mi riporta alla mente la mia paziente più controversa, Greta, il cui dolore ancora non sono riuscito a sondare, ci vorrà del tempo, ma sono motivato a fare del mio meglio perché possa riprendere una vita a dir poco normale, senza  che la sua testa sia sovraffollata di pensieri negativi, che la confondono.

Non sono ancora riuscito a trovare indizi su chi possa averle mandato quella lettera, non sono nemmeno sicuro che sia stata l’unica destinataria. Questa è però un ottima occasione per riflettere sulla storia, e come essa sia influenzata dalle piccole storie che caratterizzano, così mi sono fermato a chiedere a Benedicta cosa pensasse dell’intreccio tra la storia e le storie, e con piacere ho notato che la pensa come me, ovvero che è inevitabile che si intreccino e si influenzino in modo irrevocabile.