Palco spoglio, solo una donna alla fermata di un immaginario tram.
Luci soffuse, e molti respiri calmi in attesa.
Oggi ha una causa importante, dice. È un avvocato.
Sale sul tram, non le piace e si sente a disagio.
Pensa a una ricetta, ma non ci riesce.
Sente una canzone, ricorda.

Fa male ricordare, è come uno spasmo involontario. Un singhiozzo, speri che nessuno lo noti, ma quando pensi che sia passato, torna. Insistente, a ricordarti che c’è e che si prende la libertà di scuoterti ogni volta che vuole. Trattieni il respiro, mischi zucchero e limone, la nonna ti diceva che così passava, ma non va via.

Ti concentri su altro ma non riesci, gli altri pensieri sfumano in confronto.
Più lo eviti e con più forza ritorna.
Era piccola, aveva dieci anni e nessuna idea di cosa sarebbe successo.
Nessuno ce l’aveva.
È guerra.
Non la vuole mai nessuno la guerra, tanti hanno firmato sui quaderni di Nisveta per dimostrarlo.
Ma poi arriva a sorprenderti, come il singhiozzo.
Tocca a te questa volta.
Non lo decidi tu, ma i potenti.
Tirano i fili di migliaia di vite, come burattinai distratti da un gioco più interessante.

È guerra quando una bambina chiusa in cantina che puzza di piscio di gatto brucia le firme raccolte porta a porta, a testimonianza che quella maledetta guerra non la voleva nessuno, perché non ha più importanza.
È guerra quando quella bambina sentiva le granate esplodere ogni cinquanta secondi, e suo padre per prendere l’acqua doveva correre. È guerra quando alle persone si svuota lo sguardo, e rimangono piene di orrore, di quello che si incrosta dentro, e non bastano nemmeno gli anni a cancellare il dolore. È guerra quando chi scappa deve decidere quanto di quel passato portare con sé.

Si avvicina ai suoi ricordi.
Li teme, è spaventata.
Per tanto aveva cercato di tagliarli fuori, rievocarli ferisce quanto escluderli.
Poi li accoglie, con calma li ricostruisce.
Riscopre parte di sé, quella che aveva assopito per costruirsi un futuro altrove.
Nuova identità, nuove difficoltà.
Nuova nazione, nuova cultura.
Nuova Nisveta, o almeno così immaginava.
Si riguarda, piccola.
Ora è grande.
Permette alla piccola di tornare ad essere parte di sé.
Si completa.
Di nuovo.
Questa volta per sempre.

I ricordi sono parte di noi stessi.
Anche se fanno male.
Anche quando non crediamo di sopravvivergli.
Lei li ha accettati.
Alla fine.