Non so esattamente cosa vi abbia spinto a chiedermi di raccontare la mia storia. So che avete insistito parecchio, per avere i miei occhi puntati sul festival. E questo in fondo mi basta. Se è così importante per voi, che io la racconti, allora la racconterò.

Non entro ora nei dettagli. Sappiate solo che sono sbarcato per sbaglio da un’epoca lontana. E che per il momento, e nonostante tutti gli sforzi, non sono ancora riuscito a trovare il modo di tornare verso quello che voi chiamate futuro e io chiamo casa. Perché una casa può anche essere un momento della propria vita, invece di un luogo; persino quel singolo istante della propria vita in cui ci si è sentiti a casa. Come può essere un profumo, una voce, un colore.

Un esilio lascia sempre un segno indelebile. Difficilmente un esilio si rivela temporaneo. Eppure, in alcuni casi, si può trattare di un esilio temporale. È il mio caso, e sono qui per raccontarvelo. Oltre che per offrirvi il mio sguardo su Chiassoletteraria 2013.